La valutazione di esposizione ai campi elettromagnetici, obbligatoria in tutti i luoghi di lavoro dal 01 luglio 2016, si attua di prassi secondo la metodologia proposta dalla “Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici”. Rinviando ad essa per una disamina dettagliata del metodo, sinteticamente la linea guida individua tre fasi. La prima si basa sul confronto con una tabella e nel caso in cui per la sorgente sia prevista la valutazione si verificano i dati forniti dal produttore. Se i dati sono conformi ai limiti la valutazione termina con esito negativo; in caso di non conformità si passa alla fase successiva che consiste nell’effettuare misure di campo elettrico e di campo magnetico e di confrontare i risultati con i rispettivi limiti di azione.

Riportiamo di seguito due esempi in cui il semplice confronto con la tabella riportata nella linea guida non è stato sufficiente per escludere il rischio di esposizione a campi elettromagnetici.

Il primo caso riguarda un’attrezzatura sempre presente nelle carrozzerie: la cosiddetta “puntatrice”, cioè una saldatrice a resistenza manuale che effettua saldature a punti. Nel caso in esame la dichiarazione di conformità a corredo dell’attrezzatura attestava la conformità dell’attrezzatura alla normativa sui campi elettromagnetici e il libretto d’uso e manutenzione, sempre a corredo, evidenziava il rispetto dei livelli di azione previsti per i lavoratori, ma che l’attrezzatura non poteva essere utilizzata da lavoratori particolarmente a rischio (lavoratori con dispositivi medici impiantati o indossati, lavoratrici in stato di gravidanza). Conseguentemente il datore di lavoro ha informato il medico competente affinchè, sulla base delle informazioni mediche, valutasse la necessità di interdire l’utilizzo dell’attrezzatura da parte dei lavoratori a rischio.

Il secondo caso è scaturito dalla presenza dal circuito elettrico principale di alimentazione di un capannone la cui corrente era superiore ai 100A e dalla presenza degli inverter dell’impianto fotovoltaico posizionati sull’esterno di una parete perimetrale sul cui lato interno era presente una postazione di lavoro. In questo caso non potendoci riferire a documentazione del produttore si è passati all’esecuzione di misure di campo elettrico e di campo magnetico nei pressi del quadro elettrico principale, degli inverter, nonché nella postazione di lavoro. In tutti e tre i contesti i valori misurati sono stati ampliamente all’interno dei valori di azione per cui si è potuto concludere che il rischio di esposizione ai campi elettromagnetici era basso per gli operatori in generale. Delle misurazioni e della valutazione è stata edotta anche la ditta incaricata della manutenzione elettrica affinchè ne tenga conto nelle proprie valutazioni di rischio.